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Davanti ad una porta, di solito lo sguardo si posa sul colore, sulla profondità della superficie, sulla morbidezza visiva del laccato o sulla naturalezza del legno. È decisamente più raro che ci si chieda quanta ricerca, quanta tecnica e quanta assistenza ci sono dietro a quel risultato finale.

Eppure una parte importante della qualità percepita di una porta passa proprio da lì: dalla verniciatura, dai prodotti utilizzati, dalla loro resa estetica e dalle performance nel tempo.

Per questo abbiamo deciso di intervistare Claudio Bonazelli, imprenditore alla guida di 2BM, azienda specializzata in diluenti, solventi e vernici, che da anni affianca Flessya con forniture, supporto tecnico e sviluppo di finitura personalizzata. Ne è uscita una conversazione interessante, che aiuta a capire meglio il valore della filiera e il contributo, spesso poco visibile ma decisivo, di chi lavora “dietro le quinte” del prodotto.

Claudio, partiamo dalle basi: che tipo di azienda è oggi 2BM?

2BM è un’azienda specializzata nella vendita di diluenti, solventi e vernici, sia sul mercato nazionale che su quello estero, soprattutto per il mondo industriale. La nostra caratteristica principale è l’alto livello di personalizzazione. Non proponiamo solo prodotti standard: sviluppiamo soluzioni su misura in base alle richieste del cliente, al tipo di supporto da trattare e al contesto in cui il prodotto verrà utilizzato.

Vogliamo offrire un servizio completo: una finitura personalizzata nel colore, negli effetti e nelle caratteristiche prestazionali, col necessario supporto tecnico. È questo che ci distingue davvero.

Come nasce la vostra storia imprenditoriale?

L’azienda nasce da una realtà di agenti di commercio avviata da mio padre nel 1991. La produzione vera e propria è arrivata qualche anno dopo, nel 2002. Da allora siamo cresciuti mantenendo una struttura snella, molto attenta alla relazione con il cliente e alla qualità del servizio.

Siamo una realtà familiare, con una ventina di dipendenti, e questo aspetto per noi conta molto. In un’azienda piccola ci si conosce bene, si lavora a stretto contatto, si crea un legame forte. In un certo senso siamo una famiglia allargata.

Il vostro è un settore complesso. Quali sono oggi le difficoltà principali?

Il mercato è competitivo e una delle criticità più pesanti riguarda l’alta volatilità del costo delle materie prime. Molti componenti arrivano dalla petrolchimica, quindi dipendiamo in modo diretto dalle oscillazioni del prezzo del petrolio. E come tutti sappiamo, negli ultimi periodi questo aspetto è diventato ancora più complicato.

C’è poi tutto il tema normativo. Lavorando con prodotti infiammabili, dobbiamo rispettare regole molto stringenti: limiti di stoccaggio, impianti a norma, formazione antincendio per gli operatori, attenzione costante alla sicurezza e alla salubrità dell’ambiente di lavoro. È un settore che richiede grande rigore.

Claudio Bonazelli, titolare di 2BN

Nel vostro lavoro, quanto pesa il servizio rispetto al prodotto in sé?

Oggi moltissimo. Il prodotto, da solo, tende a essere dato per scontato. Per distinguersi davvero non basta più avere un buon formulato: bisogna offrire una finitura personalizzata, consulenza, presenza, capacità di risolvere problemi.

Nel nostro caso, soprattutto nel settore industriale, il valore sta proprio nel saper seguire il cliente lungo tutto il percorso. Capire come lavora, quali impianti usa, che risultato vuole ottenere, quali vincoli ha. Solo così si costruisce una proposta seria. Il servizio, oggi, è ciò che fa davvero la differenza.

E nel rapporto con Flessya questo come si traduce, concretamente?

Con Flessya forniamo tutto ciò che serve per verniciare la porta, ma non solo. Offriamo anche supporto tecnico continuo e affianchiamo l’azienda nella messa a punto degli impianti, in modo che i prodotti possano essere utilizzati con tutte le tecniche di applicazione adottate dall’azienda, nel modo migliore.

Il nostro ruolo, in questo senso, è rilevante. Molto della qualità percepita del prodotto finale dipende dalla verniciatura. Per questo i materiali devono avere caratteristiche chimiche e tecniche eccellenti, ma anche una resa estetica all’altezza. Flessya, giustamente, chiede vernici belle da vedere, morbide al tatto, “calde”, capaci di trasmettere comfort, qualità e accoglienza.

Come è iniziata la collaborazione con Flessya?

È iniziata in un momento decisivo. Quando Ireneo Perticaroli decise di lasciare Dorica Castelli e di fondare Flessya, nel 2006, ci trovammo davanti a una scelta netta: seguire una strada o l’altra. Io decisi di seguire Flessya, soprattutto per la stima personale che mi lega a Ireneo.

Col senno di poi, credo si possa dire che sia stata la scelta giusta. Negli anni Flessya è cresciuta, ha ampliato impianti, processi, capacità produttiva, e noi l’abbiamo accompagnata in questo percorso, migliorando a nostra volta prodotti, prestazioni e livello di servizio.

Che cosa rende il mondo dell’arredo diverso da altri settori in cui operate?

Direi soprattutto due cose: la grande attenzione alla salubrità e l’altissima richiesta di personalizzazione. Nel settore arredamento questi due aspetti sono centrali, e nel caso di Flessya lo sono ancora di più, perché parliamo di un’azienda che fa della personalizzazione una delle sue caratteristiche distintive. Per Flessya, inoltre, forniamo esclusivamente prodotti a nocività tendente allo zero.

Più in generale, capita spesso che arrivino richieste molto specifiche da parte di architetti o clienti particolari: finitura personalizzata, effetti da ottenere, esigenze fuori standard. In questi casi dobbiamo sviluppare soluzioni ad hoc.

Quanto conta conoscere bene il supporto da trattare?

Conta tantissimo. Il legno è un materiale vivo e va trattato con grande cura. Ogni essenza reagisce in modo diverso, e anche l’effetto che si vuole ottenere cambia a seconda del tipo di supporto e del risultato cercato.

Se devo verniciare un tavolo, ad esempio, devo garantire durezza superficiale e resistenza all’uso quotidiano. Se penso a un parquet, servono durezza elevata e perfetta aderenza. Se invece lavoro su una finestra o su un gazebo, ho bisogno di elasticità, perché il legno si muove con le variazioni climatiche e la vernice deve seguirlo senza screpolarsi. In una cucina, poi, occorre resistere bene a liquidi freddi, liquidi caldi, caffè, acqua, sostanze varie.

Quindi sì, l’estetica è fondamentale, ma non basta mai da sola. Serve sempre equilibrio tra bellezza e performance.

Nel caso specifico delle porte interne, dove si gioca questo equilibrio?

Si gioca su più livelli. Da una parte c’è il processo applicativo, che incide molto sulla resa estetica: il numero dei passaggi, il metodo di verniciatura, il tipo di effetto che si vuole ottenere. Dall’altra ci sono le materie prime, che diventano decisive quando bisogna garantire determinate prestazioni tecniche.

La porta ha una funzione importante nell’ambiente domestico: si vede, si tocca, viene usata ogni giorno. Per questo la sua finitura, anche quando personalizzata, deve risultare bella, coerente con l’arredo, piacevole da percepire, ma anche stabile e affidabile.

Le tendenze del design quanto influenzano il vostro lavoro?

Moltissimo. In passato andava molto il legno, anche in chiavi più rustiche o ispirate all’arte povera. Poi è arrivata con forza la stagione del laccato. Oggi il gusto si è alleggerito: le case sono spesso più compatte, più essenziali, e si cercano linee pulite.

Allo stesso tempo, però, il legno sta tornando, anche se in una versione più contemporanea. Il noce canaletto è di nuovo molto richiesto, il rovere non è mai passato di moda e sempre più spesso si vedono mix tra finiture legno e laccato. Anche da questo punto di vista il nostro compito è accompagnare il cambiamento, sviluppando prodotti adeguati alle tendenze in evoluzione.

Oggi si parla molto di sostenibilità e qualità dell’aria indoor. È un tema centrale anche per voi?

Assolutamente sì. La direzione è quella di prodotti finiti con emissioni indoor sempre più vicine allo zero. In parte lo chiede la normativa, ma in parte è il mercato stesso a pretenderlo.

C’è una sensibilità crescente verso tutto ciò che compone il prodotto d’arredo: vernici, colle, pannelli, legno. Il cliente vuole sapere che, una volta che la produzione è conclusa, questi materiali non rilascino emissioni problematiche. È una richiesta molto forte e destinata ad aumentare.

C’è una finitura personalizzata ottenuta insieme a Flessya che vi rende particolarmente soddisfatti?

Sì, il laccato che oggi Flessya utilizza in tutti i suoi cicli produttivi. È una finitura evoluta nata da un’esigenza precisa dell’azienda: serviva un prodotto capace di unire pienezza estetica, morbidezza, buona copertura e grande versatilità d’uso.

La cosa interessante è che questa vernice riesce a dare la stessa resa su impianti e metodi applicativi diversi: a velo, con spruzzatrice a reciprocatore, con robot. Per noi è una grande soddisfazione, anche perché oggi la vendiamo a molti clienti in tutto il mondo.

In un rapporto come il vostro con Flessya, quanto conta conoscersi a fondo?

Conta tutto. Oggi un’azienda come la nostra deve conoscere molto bene il processo produttivo del cliente. Ma anche il cliente deve conoscere bene noi, le nostre potenzialità, ciò che possiamo proporre, le idee che possiamo portare.

Solo con un rapporto stretto si riesce ad affrontare il mercato in modo efficace, a garantire prodotti che vengano recepiti bene e, in certi casi, addirittura ad anticipare le richieste future.

Qual è oggi la sfida più grande per chi lavora nella vostra filiera?

Essere bravi a trovare soluzioni. Fare sempre lo stesso prodotto è semplice. La vera sfida sta nel saper seguire le richieste particolari, aiutando il cliente a dare una risposta concreta senza far esplodere tempi e costi.

Nel caso di Flessya questo significa supportare un’azienda abituata a una finitura molto personalizzata, e farlo con equilibrio: offrendo qualità, flessibilità e tempistiche corrette. È qui che si misura davvero il valore di un partner.

Nel vostro settore, chi considerate il vero concorrente?

Più che un’altra azienda di vernici, direi certi materiali alternativi alla verniciatura, come le carte melaminiche o altri rivestimenti simili. In questi anni sono migliorati molto, sia dal punto di vista estetico che da quello meccanico.

Ma noi abbiamo un vantaggio importante: possiamo fare cose particolari, su misura, anche in quantità moderate. Possiamo dare unicità, carattere, personalizzazione. Il prodotto di massa e più standardizzato lo lasciamo ad altri. Per dare valore aggiunto, noi dobbiamo puntare sempre di più su bellezza, qualità tecnica e servizio.

Chiudiamo con una nota più personale. Che cosa ti piace fare fuori dal lavoro?

Negli anni sono cambiato. In passato ero molto sportivo: vela, equitazione, sci. Oggi, complice il lavoro e il passare del tempo, ho ridotto le mie attività, ma lo sci è rimasto e continuo a viverlo come un momento di condivisione, soprattutto con la famiglia e con gli amici.

Poi c’è la passione per le auto e per la velocità. Un tempo anche sulle due ruote, oggi soprattutto sulle quattro. Diciamo che ogni tanto mi tolgo qualche soddisfazione.

E infine gioco a tennis, quando riesco. A volte anche con Paolo Pantaleoni, ma lì c’è poco da fare: lui è troppo forte, vince sempre.

Insomma, anche fuori dall’azienda non ti annoi facilmente.

No, direi di no. Però il lavoro resta una parte importante della mia identità. Quando si porta avanti un’azienda familiare, il confine tra vita professionale e vita personale non è mai rigidissimo. Fa parte del gioco. E, tutto sommato, anche del bello di questo mestiere.