Il 2025 ha finalmente interrotto la fase negativa del settore legno-arredo italiano. Una buona notizia? Sì, ma solo fino a un certo punto.
La filiera legno-arredo ha chiuso l’anno a 52,2 miliardi di euro, in crescita dell’1,4%, mentre il macrosistema arredamento ha raggiunto i 27,7 miliardi, con un +0,9%. Numeri positivi, ma sostenuti soprattutto dal mercato interno e, almeno in alcuni comparti, più dai prezzi che dai volumi.
Nel frattempo l’export ha continuato a mostrare qualche difficoltà e i primi mesi del 2026 hanno riportato diversi indicatori in territorio negativo: nel primo trimestre le esportazioni della filiera italiana sono scese del 5,2% e ad aprile la produzione di mobili ha segnato un -7% su base annua.
Il quadro non è molto diverso nel resto d’Europa e del mondo, dove la tanto attesa ripresa continua a spostarsi un po’ più avanti. Come ogni estate, quindi, proviamo a mettere ordine tra numeri, previsioni e tendenze, per capire dove sta andando il mercato dell’arredamento. Alla fine, naturalmente, parleremo anche di Flessya: il 2025 non è stato semplice, ma il 2026 ci sta dando qualche soddisfazione in più.
Mercato mondiale del mobile 2025-2026: produzione stabile
Il mercato mondiale del mobile nel 2025 è rimasto sostanzialmente stabile. Secondo il World Furniture Outlook 2026/2027 di CSIL, la produzione globale si è attestata attorno ai 472 miliardi di dollari. Il consumo mondiale supera i 440 miliardi, mentre il commercio internazionale sfiora quota 180 miliardi di dollari.
La Cina continua ad essere il principale produttore ed esportatore mondiale, seguita nella classifica dell’export da Vietnam, Polonia, Italia e Germania.
Dietro questi numeri apparentemente immobili, però, qualcosa si muove. Cambiano soprattutto le direttrici degli scambi: le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono diminuite sensibilmente, mentre sono cresciute quelle indirizzate verso Europa, Sud America, Medio Oriente e Africa.
Le tensioni commerciali stanno insomma ridisegnando almeno in parte la geografia del settore. Molte imprese cercano fornitori alternativi, accorciano le catene di approvvigionamento o distribuiscono gli acquisti su un numero maggiore di Paesi.
Non si tratta però di una vera deglobalizzazione, quanto piuttosto dell’affermarsi di un modello più prudente, dove alla convenienza economica si affiancano fattori come affidabilità, tempi di consegna e stabilità geopolitica.
Anche le previsioni sono diventate meno ottimistiche nel giro di pochi mesi. A gennaio CSIL ipotizzava per il 2026 una crescita reale del consumo mondiale di mobili dell’1,2%. Nell’aggiornamento pubblicato a giugno, invece, la previsione è stata rivista verso una sostanziale stagnazione, rimandando al 2027 l’eventuale ritorno alla crescita.
Un cambio di prospettiva piuttosto netto, che racconta bene quanto sia difficile oggi fare programmi a medio termine.
Mercato del mobile in Europa: una stabilità ancora fragile
Il mercato europeo del mobile ha chiuso il 2025 in lieve calo. Nei trenta Paesi analizzati da CSIL sono stati prodotti mobili per circa 104 miliardi di euro, a fronte di consumi nell’ordine dei 110 miliardi. Il comparto comprende circa 138.000 imprese e impiega complessivamente più di un milione di persone.
L’andamento dell’anno è stato leggermente negativo, anche se nella seconda metà del 2025 sono comparsi segnali di maggiore stabilità.
Le differenze tra un Paese e l’altro, però, sono rilevanti: Francia e Germania hanno attraversato una fase particolarmente difficile, penalizzate dalla debolezza della domanda interna e dalla scarsa fiducia dei consumatori; la Spagna ha invece registrato risultati migliori, favorita da consumi e mercato immobiliare più vivaci, e anche alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta.
Questa differenza si è resa ancora più evidente nel 2026. Nel primo trimestre, il fatturato retail del mobile è cresciuto del 2,5% nell’Europa centrale e orientale e dell’1,8% nell’Europa meridionale, mentre nell’Europa occidentale è sceso dell’1,8%.
Non esiste quindi un unico “mercato europeo”, almeno dal punto di vista dell’andamento della domanda.
Un altro dato interessante riguarda la provenienza dei mobili acquistati nell’Unione Europea. Le importazioni rappresentano il 59% del consumo apparente, ma la maggior parte di queste avviene tra gli stessi Stati membri: 39,6 punti percentuali derivano infatti dal commercio intra-UE e soltanto 19,4 da Paesi esterni.
In altre parole, circa quattro mobili su cinque consumati nell’Unione vengono prodotti nello stesso Paese oppure altrove in Europa.
La componente extraeuropea, tuttavia, sta lentamente aumentando e la concorrenza asiatica si fa sentire soprattutto sui prodotti più facilmente standardizzabili e dove il prezzo pesa maggiormente nella scelta.
Filiera legno-arredo italiana 2025: il segno più ritorna
Veniamo all’Italia: secondo i dati definitivi del Centro Studi FederlegnoArredo, dopo due anni consecutivi di contrazione nel 2025 la filiera legno-arredo è tornata finalmente a crescere. Il fatturato alla produzione ha superato i 52,2 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente.
Il comparto conta oggi oltre 62.000 imprese e più di 292.000 addetti e continua a rappresentare una fetta importante del manifatturiero nazionale.
A sostenere il risultato è stato soprattutto il mercato interno, salito del 2% fino a sfiorare i 33 miliardi di euro. Più contenuta la crescita delle esportazioni, appena +0,4%, per un valore poco superiore ai 19,3 miliardi.
Insomma, possiamo tirare un piccolo sospiro di sollievo, ma non ancora parlare di ripresa.
Il dato va letto anche alla luce dell’andamento dei prezzi. Nel macrosistema legno, ad esempio, FederlegnoArredo sottolinea che la crescita del 2025 è stata sostenuta in larga misura dai rincari e non da un vero aumento dei volumi.
Un fenomeno che abbiamo già incontrato negli anni scorsi e che rende sempre necessario andare un po’ oltre la semplice variazione percentuale del fatturato.
Mercato dell’arredamento italiano 2025: cresce l’interno, arretra l’export
Il mercato italiano dell’arredamento ha chiuso il 2025 in lieve crescita, ma soprattutto grazie alla domanda interna. Se restringiamo infatti l’analisi al solo macrosistema arredamento, il fatturato ha superato i 27,7 miliardi di euro, con un aumento dello 0,9%.
Anche qui, però, il risultato nasce da due andamenti molto diversi: le vendite destinate al mercato italiano aumentano del 2,7%, arrivando a circa 13,5 miliardi di euro. L’export, al contrario, scende dello 0,8%, fermandosi a 14,2 miliardi.
Nonostante la flessione, le esportazioni continuano a rappresentare poco più della metà del fatturato complessivo e il saldo commerciale resta ampiamente positivo, vicino ai 9 miliardi di euro.
A creare difficoltà sono soprattutto alcuni mercati tradizionalmente molto importanti per il Made in Italy. La Francia, ancora prima destinazione dell’arredamento italiano, chiude il 2025 a -1,6%. Gli Stati Uniti, secondo mercato, perdono il 4,9%, mentre la Germania resta praticamente stabile con un -0,1%. Va meglio il Regno Unito, che cresce dell’1,7%.
Più interessanti, almeno in prospettiva, alcuni mercati oggi secondari. Nel complesso della filiera legno-arredo, ad esempio, le esportazioni verso l’Africa sono aumentate del 13,8%, con il Nord Africa a +18,6%. Gli Emirati Arabi Uniti hanno invece segnato un +5,8%.
Numeri ancora piccoli rispetto ai principali partner europei e agli Stati Uniti, ma che confermano l’utilità di guardare anche oltre le direttrici commerciali più consolidate.
Mercato del mobile 2026 in Italia: i primi dati sono negativi
Nei primi mesi del 2026 il mercato italiano del mobile ha mostrato un nuovo peggioramento. Se il 2025 aveva lasciato intravedere una stabilizzazione, i dati disponibili hanno raffreddato rapidamente gli entusiasmi.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi FederlegnoArredo sui dati Istat, nel primo trimestre le esportazioni della filiera legno-arredo italiana sono diminuite del 5,2%, fermandosi a circa 4,4 miliardi di euro. Il calo verso gli Stati Uniti è stato particolarmente pesante, -15,4%, ma sono arretrate anche Germania (-6,9%) e Francia (-3,4%).
Già gennaio aveva dato un primo segnale piuttosto evidente: l’export italiano di mobili era sceso del 13,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Il dato risente anche di alcuni acquisti anticipati effettuati un anno prima, nel timore dell’introduzione di nuovi dazi americani, ma la flessione resta comunque significativa.
Le difficoltà si vedono anche nelle fabbriche: ad aprile la produzione italiana di mobili è diminuita del 7% su base annua, mentre nello stesso mese la manifattura nazionale nel suo complesso cresceva dell’1,8%. Anche Germania e Polonia hanno registrato cali importanti nella produzione di mobili. Non sembra quindi trattarsi soltanto di una difficoltà italiana.
A pesare sono ancora una volta la debolezza della domanda di beni durevoli, l’incertezza geopolitica, i costi di materie prime ed energia e le tensioni commerciali internazionali. A tutto questo si aggiunge un’altra questione: la crescente pressione delle importazioni asiatiche.
Ad aprile 2026 quelle italiane di mobili provenienti dalla Cina sono aumentate di circa il 20%. Esiste inoltre il rischio che parte della capacità produttiva cinese prima destinata agli Stati Uniti venga progressivamente reindirizzata verso l’Europa, proprio a causa delle barriere commerciali americane.
Su fasce di prodotto fortemente standardizzate e molto sensibili al prezzo, la competizione rischia quindi di diventare ancora più dura.
Mercato delle porte interne 2026: pochi dati, molti cambiamenti
Per il mercato delle porte interne, i dati pubblici disponibili nel 2026 sono molto meno completi rispetto a quelli dell’arredamento nel suo complesso. Non esiste infatti un consuntivo pubblico e omogeneo che permetta di quantificare con precisione il valore del settore in Italia e in Europa.
Alcune ricerche di mercato pubblicate nel 2026 collocano il valore mondiale delle porte interne nel 2025 in una forbice tra i 60 e i 63 miliardi di dollari, con una previsione per il 2026 di poco superiore. Sono però stime commerciali provenienti da fonti differenti, con perimetri non sempre perfettamente sovrapponibili. Meglio quindi trattarle con una certa prudenza.
Per Italia ed Europa, invece, non sono disponibili, almeno pubblicamente, dati 2025 sufficientemente affidabili che isolino con precisione il mercato delle sole porte interne.
Il riferimento italiano più vicino è quello FederlegnoArredo relativo al più ampio Sistema Finiture per l’edilizia, che comprende diverse categorie di prodotto e nel 2025 ha superato i 4,3 miliardi di euro, con una crescita dello 0,4%.
Più che i valori assoluti, allora, può essere interessante osservare come sta cambiando la domanda.
Le porte filomuro e complanari continuano ad essere apprezzate, così come i sistemi scorrevoli e salvaspazio, le grandi altezze e le soluzioni coordinate con pareti e arredi. Cresce inoltre l’attenzione verso prestazioni tecniche, sostenibilità, materiali certificati, isolamento acustico e resistenza al fuoco, soprattutto quando si esce dall’ambito puramente residenziale.
Proprio qui sembra aprirsi uno degli spazi più interessanti per il settore.
Tendenze 2026: un mercato che cambia più di quanto cresca
Che cosa sta succedendo, quindi, al mercato del mobile nel 2026? I numeri non descrivono semplicemente un settore che sale o scende: mostrano soprattutto un cambiamento nella struttura della domanda.
Da una parte, i consumatori rimangono prudenti e rimandano più facilmente l’acquisto di beni durevoli. Il residenziale, soprattutto in alcuni Paesi maturi, non riesce a garantire la spinta degli anni precedenti e il ridimensionamento degli incentivi pubblici ha tolto ulteriore carburante alla domanda.
Dall’altra, ci sono segmenti che mostrano una maggiore vitalità: contract, edilizia pubblica e non residenziale, hospitality, prodotti tecnici e soluzioni personalizzate.
Anche geograficamente la situazione è meno uniforme di un tempo. Francia e Germania faticano, mentre Spagna, parte dell’Europa orientale, Medio Oriente e alcune aree dell’Africa offrono segnali più interessanti.
In questo scenario, per i produttori italiani diventa sempre più difficile competere semplicemente sul prezzo.
Design, velocità, affidabilità, servizio, personalizzazione e capacità di rispondere a capitolati complessi possono invece fare la differenza, soprattutto nei confronti di produzioni standardizzate provenienti da Paesi con costi più bassi.
Flessya nel 2025: un anno complicato
E veniamo a noi. Secondo i dati interni Flessya, il 2025 non è stato un anno semplice.
Il fatturato delle vendite si è attestato a circa 19,7 milioni di euro, contro i 20,6 milioni del 2024: una diminuzione di circa il 4,3%. Il dato, tuttavia, va distinto dal valore della produzione, che ha seguito il percorso opposto: da quasi 20,9 milioni di euro nel 2024 siamo passati a circa 21,3 milioni nel 2025, con una crescita di circa l’1,8%.
In altre parole, il fatturato è diminuito, ma la produzione no. Per capire cosa è successo bisogna tornare ancora una volta all’incendio che ci aveva colpito alla fine del 2023.
Nel 2024 eravamo riusciti a contenere sorprendentemente bene le conseguenze economiche più immediate. Il conto commerciale, però, è arrivato almeno in parte l’anno successivo.
I mesi difficili seguiti all’incendio avevano inevitabilmente provocato ritardi e disservizi. La grande maggioranza dei nostri clienti ha continuato a darci fiducia, ma dopo un periodo così lungo di difficoltà qualcuno ha comprensibilmente scelto di rivolgersi altrove.
Il risultato del 2025 è anche figlio di questa situazione. Non è una giustificazione, quanto piuttosto la spiegazione di un effetto che si è manifestato più lentamente di quanto avessimo immaginato.
Flessya nel 2026: cambia il passo
Nel 2026 Flessya mostra già un cambio di passo rispetto all’anno precedente. La buona notizia è che i dati dell’ordinato raccontano una storia diversa.
Secondo i dati interni Flessya, dall’inizio del 2026 il valore degli ordini acquisiti è cresciuto tra il 7 e l’8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Al momento anche la proiezione sull’intero esercizio resta su valori simili.
È ancora presto per trasformare l’ordinato in un risultato definitivo e sappiamo bene quanto velocemente possano cambiare le condizioni del mercato. Però il segnale è incoraggiante, soprattutto considerando che il settore dell’arredamento nel suo complesso non si trova affatto in una fase di crescita.
C’è poi un altro cambiamento interessante, che riguarda proprio il tipo di porte che ci vengono richieste. Gli ordini legati agli appartamenti e soprattutto alle ristrutturazioni residenziali sono un po’ in flessione. Crescono invece sensibilmente le forniture di porte tecniche, destinate in particolare a edifici pubblici, RSA, ospedali e scuole.
Anche le strutture ricettive chiedono sempre più spesso prodotti con caratteristiche specifiche: certificazioni FSC e VOC, resistenza al fuoco EI, isolamento acustico e altre prestazioni che vanno ben oltre la sola componente estetica.
Sono porte mediamente più costose, ma anche più complesse da progettare, produrre e certificare.
Per Flessya questo significa confrontarsi con un mercato diverso da quello di pochi anni fa, dove la porta residenziale tradizionale resta importantissima, ma non è più l’unico motore della domanda.
Il 2025 ci ha presentato un conto che sapevamo, almeno in parte, di dover pagare. Il 2026 sta invece dimostrando che possiamo tornare a crescere anche in un contesto tutt’altro che favorevole.
La situazione generale invita ancora alla prudenza, ma questa volta i numeri ci permettono di guardare ai prossimi mesi con parecchia fiducia in più.
FONTI PRINCIPALI
- CSIL – https://www.csilmilano.com/
- FederlegnoArredo – https://www.federlegnoarredo.it/plus/centro-studi
- Istat – https://www.istat.it/
