Diciamolo subito: il settore dell’arredamento ha visto giorni migliori. Sono già due o tre anni che il comparto arranca, non solo a livello Italia, ma anche europeo e mondiale.
Le cause principali sono l’instabilità geopolitica, il clima d’incertezza e, nel caso specifico del nostro Paese, la perdita di potere d’acquisto da parte delle famiglie.
Come tutte le estati, proviamo a vederci un po’ più chiaro, approfondendo i numeri e confrontandoli tra loro, con l’obiettivo di fare il punto della situazione. Alla fine, parleremo anche un po’ di Flessya, tra risultati raggiunti e outlook per il 2025.
Se sei curioso, quindi, continua a leggere!
Il settore arredamento a livello globale: una ripresa fragile
Il mercato globale del mobile continua a navigare in acque agitate. Secondo l’ultimo rapporto CSIL “World Furniture Outlook”, la produzione mondiale nel 2024 si attesta a 471 miliardi di dollari, in linea con il 2023 ma ancora al di sotto dei livelli del 2022.
Il centro gravitazionale della produzione resta saldamente in Asia-Pacifico, con la Cina che si conferma primo produttore ed esportatore, seguita da Vietnam, Polonia, Italia e Germania. Le esportazioni cinesi, dopo la flessione del biennio precedente, mostrano segnali di ripresa, ma il quadro resta instabile.
Tra gli importatori dominano gli Stati Uniti, con un modesto incremento nel 2024, mentre l’Europa appare ancora frenata da consumi deboli e prospettive socioeconomiche incerte.
A livello globale, il 60% del commercio avviene oggi all’interno delle stesse aree economiche, spinto da logiche di near-sourcing, cioè di preferenza di fornitori che non siano troppo lontani, geograficamente come culturalmente
L’aumento delle barriere commerciali minacciato dagli statunitensi ha creato incertezza nel 2024 come nella prima metà del 2025, frenando gli investimenti. Inoltre, si pensa che l’adozione dei dazi possa rafforzare ulteriormente la dinamica intra-regionale cui abbiamo appena fatto cenno.
Europa: un mercato stabile in cerca di slancio
Nonostante le difficoltà attraversate nel biennio 2023-2024, il settore dell’arredamento in Europa mantiene un ruolo centrale nello scenario globale. Con un valore stimato di circa 106 miliardi di euro, pari a oltre un quarto del business mondiale, l’Europa si conferma il secondo mercato al mondo per dimensioni, produzione e commercio internazionale, dopo l’Asia-Pacifico.
Secondo il rapporto CSIL The Furniture Industry in Europe, la tenuta del settore è resa possibile grazie a un’elevata integrazione interna e alla concentrazione della produzione e della distribuzione, dominata da grandi gruppi attivi su scala continentale. Questo assetto ha garantito stabilità e favorito una forte coesione commerciale, con flussi di export e import principalmente all’interno della stessa area.
La regione si distingue anche per l’apertura ai mercati globali: il 41% del valore delle importazioni proviene da paesi in via di sviluppo, rendendo l’Europa un mercato strategico per molte economie emergenti. Il legno resta il materiale più utilizzato, confermando l’apprezzamento per i materiali naturali.
Tuttavia, le previsioni per il 2025 restano prudenti: CSIL stima una domanda stagnante, con segnali di ripresa soltanto nel medio termine.
Filiera legno-arredo italiana sotto pressione
Secondo i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, la filiera legno-arredo italiana ha visto un 2024 in rallentamento, confermando per il secondo anno consecutivo il segno meno. Il fatturato alla produzione, infatti, si è attestato a 51,7 miliardi di euro, in calo del 2,9% rispetto ai 53,2 miliardi del 2023.
A incidere in modo determinante è stata la flessione del mercato interno, che con 32,2 mld rappresenta oltre il 60% del giro d’affari totale e ha perso il 3,5% a causa del ridimensionamento degli incentivi fiscali.
Anche l’export ha subito una lieve contrazione (-2,1%), chiudendo a 19,4 miliardi di euro. Il saldo commerciale, seppur in leggera flessione, rimane attivo per quasi 8 miliardi di euro.
A livello internazionale, l’Italia mantiene posizioni di rilievo, ma non senza preoccupazioni. I dati segnalano un netto calo delle esportazioni verso mercati tradizionalmente forti, come Germania (-6%), Regno Unito (-6,4%) e Francia (-3,3%).
Macrosistema arredamento, servono nuove rotte
Se andiamo ad osservare più nel dettaglio, il sottoinsieme “macrosistema arredamento” italiano nel 2024 ha registrato una flessione del fatturato alla produzione del 2,3% (inferiore rispetto alla più ampia filiera Legno-Arredo), chiudendo l’anno con un valore complessivo di oltre 27,5 miliardi di euro.
Il macrosistema, che coinvolge oltre 20.700 imprese e quasi 139.600 addetti, ha quindi ottenuto un risultato negativo, ma comunque superiore al periodo pre-pandemico. Il calo è stato determinato sia dalla contrazione delle vendite interne (-2,9%) sia da una leggera flessione dell’export (-1,8%), che segue il -4% del 2023.
Le esportazioni si sono attestate a poco meno di 14,4 miliardi di euro. A pesare sono state soprattutto le performance negative verso mercati storici: la Francia, primo sbocco commerciale, ha perso il 3,6%; la Germania il 3,2%, con un calo accentuato nel primo semestre; la Cina è scesa dal settimo all’ottavo posto (-17,9%) e il Regno Unito ha perso il 3,7%. Anche i Paesi Bassi hanno chiuso in rosso (-5%). Tra i principali mercati extraeuropei, la tenuta degli Stati Uniti (-0,8%) e della Svizzera (-1,4%) ha contribuito a limitare i danni.
A bilanciare il quadro sono stati invece mercati in crescita: spiccano gli Emirati Arabi Uniti, con un +22,2% che li fa salire al settimo posto tra le destinazioni, e la Spagna (+4,1%). Fuori dalla top ten, ottimi segnali da Arabia Saudita (+14,6%) e Polonia (+9,7%). In questo contesto, la resilienza del settore arredamento è chiara, ma lo è anche la necessità di individuare nuove direttrici di sviluppo.
Primo trimestre 2025 e previsioni
A livello mondiale, le previsioni per il 2025 indicano un incremento del consumo reale di mobili dell’1,4%, ma il contesto attuale spinge gli analisti a una cautela crescente.
In Italia, si parla già di outlook negativo.
Secondo FederlegnoArredo, è improbabile aspettarsi un ritorno alla crescita, anche alla luce del primo trimestre 2025 in cui la filiera legno-arredo italiana ha registrato un calo complessivo dello 0,7%. Più in dettaglio, il mercato interno ha visto una contrazione dello 0,5%, mentre quello esterno dell’1%. Il macrosistema arredamento nel primo trimestre segna un andamento leggermente peggiore, chiudendo con un -2%.
Il settore dell’arredamento da qui a fine 2025
Lo sviluppo del mercato del mobile durante l’anno resta difficile da prevedere: le incognite sono tante e questo crea indecisione per tutti gli attori in gioco.
Sicuramente la notizia dei dazi americani fissati al 15% se da una parte è di per sé negativa, dall’altra è un dato certo che favorisce la stabilità e il prendere decisioni. A maggio, quando ancora i negoziati erano in corso, l’export verso gli USA ha subito un crollo del 6,6% proprio nell’attesa di informazioni più definitive.
L’incertezza geopolitica e le tensioni nei mercati globali hanno rallentato e rallenteranno ancora le importazioni da parte di Paesi che da sempre sono un ottimo sbocco per l’export italiano.
Allo stesso tempo, l’instabilità dei prezzi delle materie prime, unita ai costi alti dell’energia, sta avendo un impatto negativo aggiuntivo sulla redditività delle aziende del settore.
A livello di mercato interno, la domanda di beni durevoli è rimasta pressoché ferma e i tanti dubbi sul futuro che ancora influiscono sulla fiducia dei consumatori continuano ad avere un effetto rallentante sugli acquisti nel settore dell’arredamento.
Su scala globale, oltre alle tensioni geopolitiche e ai problemi legati alla logistica, si registra una competizione crescente da parte delle economie emergenti, che stanno guadagnando terreno nei mercati internazionali grazie a costi di produzione contenuti e a un progresso tecnologico sempre più significativo. La Cina, in particolare, ha aumentato le importazioni di mobili verso l’Italia del 28,3% nel periodo gennaio-aprile 2025.
Come può reagire il settore arredamento?
In un contesto internazionale sempre più incerto, la strategia più ovvia è quella della diversificazione — nei mercati, nei processi e nei modelli organizzativi. A trarne maggior beneficio saranno soprattutto le imprese più solide, organizzate e capaci di innovare, che avranno gli strumenti per affrontare al meglio le sfide di un ambiente complesso e in continua evoluzione.
- Sarà fondamentale cercare di raggiungere nuovi mercati, diversi da quelli tradizionali e consolidati.
- Per rimanere competitivi occorrerà investire sull’innovazione, l’automazione oltre che sulla formazione e l’aggiornamento di dipendenti e dirigenti.
- Il costo dell’energia è sempre un tema forte per l’industria nazionale. Servono investimenti anche sull’aspetto dell’approvvigionamento, riducendo la dipendenza da Paesi poco affidabili, con particolare attenzione alle fonti meno impattanti.
- Inoltre, le imprese italiane possono trovare una preziosa opportunità nella valorizzazione della filiera produttiva, puntando su sostenibilità, rispetto dell’etica e tracciabilità.
Flessya, la situazione
Il 2024 è stato per Flessya un anno particolarmente difficile, segnato da una situazione di mercato complessa e dalla pesante eredità dell’incendio della fine dell’anno precedente. Nonostante l’incidente, che ha colpito duramente e per mesi la capacità produttiva dell’azienda, siamo riusciti a mantenere il fatturato stabile rispetto al 2023, oltre 20 milioni di euro, un risultato davvero eccezionale.
Siamo quindi molto fieri della determinazione, della resilienza e dello straordinario sforzo organizzativo di cui ci siamo dimostrati capaci e questo ci carica di molta fiducia per il futuro.
Il 2025 è iniziato in salita, coerentemente con la stagnazione generale del mercato dell’arredo italiano, dove si registra una significativa riduzione dell’afflusso negli showroom e una scarsa propensione all’acquisto da parte dei consumatori.
Tuttavia, già a partire da maggio e soprattutto giugno, sono emersi segnali di ripresa, che hanno permesso di contenere il gap rispetto all’anno precedente. Luglio sta proseguendo sulla stessa linea, anche se permane una certa cautela.
Il nostro obiettivo dichiarato per la seconda metà del 2025 è quello di mantenere i margini raggiunti nel 2024: una sfida ambiziosa, ma che siamo sicuri sia alla nostra altezza. Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare!
